LIBRO TASSE
Questo libro è stato scritto prima che scoppiasse la paura del contagio da coronavirus e fossero prese tutte le misure che hanno bloccato l’economia portando a una crisi dalla portata inimmaginabile e le cui conseguenze tuttora sono largamente imprevedibili. Attualmente si susseguono provvedimenti che dovrebbero, secondo quanto dichiarato, servire ad arginare la crisi e far ripartire il nostro Paese; quello che invece mi sembra denotino è il gravissimo deficit di comprensione da parte della nostra classe politica della situazione in cui siamo scivolati (o siamo stati fatti scivolare). Già il fatto di invocare aiuto da parte dell’UE (che invece ha causato la crisi negli anni precedenti e ora non può che costituire fattore di aggravamento) dimostra la scellerata inconsapevolezza mista in proporzione variabile nei diversi esponenti politici a colpevole malafede, dovuta a volontà di perseverare nel mantenimento dello status quo per convenienze personali o per paura di fare scelte coraggiose. Perciò si continua a ripetere come un mantra l’ineluttabilità della permanenza nell’UE, quasi a scongiurare altre ipotesi-Il fatto difficilmente negabile è che la crisi attuale sta dimostrando tutta l’assurdità dei parametri assunti come dei totem relativi alla sostenibilità del deficit e del debito e della stessa narrazione utilizzata a loro sostegno. Se fino a ieri era inimmaginabile non dico sforare il 3% del deficit/Pil, ma addirittura non accettare di continuare a scendere sotto l’1 e mezzo%, per arrivare in uno o due anni al pareggio del bilancio, ora sembra normale sforare ampiamente il 3% e raggiungere il 4 o il 5 o il 6%. Ugualmente per il debito, che, al posto di scendere, ora farà ineluttabilmente un notevole balzo in avanti.
Si dice che si tratta solo di una parentesi, passata la quale tutto dovrebbe tornare come prima, ristabilendo gli stessi parametri, come se non fosse successo niente. Magari al massimo l’UE potrebbe concedere più tempo per ridurre il deficit fino a raggiungere al pareggio di bilancio e all'abbattimento del debito pubblico, ma senza mettere in discussione la validità di quegli obiettivi.
Ma fare affermazioni del genere significa insistere a non voler fare i conti con la realtà, invece che trarre insegnamenti da essa, come sarebbe necessario, prendendo atto che i precari equilibri imposti dall’UE si sono definitivamente rotti e un’uscita dalla crisi è assolutamente impossibile senza un’uscita dalla stessa unione e dai suoi assurdi dogmi. Il dover comprimere l’economia e la spesa pubblica nei parametri europei in relazione al bilancio e all’indebitamento, unitamente all’impossibilità di prendere misure per difendere il nostro Paese dalla globalizzazione, ci ha portati a subire la crisi dal 2008 in poi, soffrendo più degli altri Paesi poiché ci veniva ripetuto che, avendo un debito alto in relazione al Pil, ai sensi delle regole europee non avevamo spazio fiscale per assumere provvedimenti anticiclici, di aumento della spesa pubblica, come sarebbe stato necessario. In questo modo il Pil non si è risollevato e il debito in relazione al Pil stesso è aumentato. La riduzione della spesa pubblica, che era già cominciata dalla fine degli anni Novanta per permettere all’Italia di entrare nel favoloso euro, ha causato l’impoverimento della sanità pubblica e la difficoltà a rispondere adeguatamente a una situazione di crisi come l’attuale pandemia. Non a caso la Germania, che diversamente da quasi tutti gli altri Paesi ha beneficiato dall’euro, è il Paese che ha dimostrato di poter fronteggiare meglio l’evento avverso da un punto di vista sanitario e quindi è riuscita ad evitare la chiusura totale e le gravi ripercussioni economiche connesse. Avendo bisogno lei stessa di un maggior spazio fiscale, ha accettato la sospensione dei parametri del deficit e del debito, senza voler riconoscere che in questo modo dimostravano di essere tutt’altro che intoccabili. Disgraziatamente i nostri politici al governo, volendo restare a tutti i costi avvinghiati all’UE e quindi dipendenti da lei, hanno paura a spingere l’acceleratore del debito, emettendo autonomamente molti titoli di stato, anche se il mercato ha dimostrato di essere perfettamente in grado di assorbirli, richiedendoli in quantità molto maggiori di quelli offerti. Perciò continuano a insistere nei vertici europei affinché l’UE crei fondi dai nomi più disparati che distribuiscano risorse ai Paesi che più hanno sofferto la crisi, a partire dall’Italia. Anche se si creassero sarebbero del tutto insufficienti sul piano quantitativo e fortemente vincolanti sul piano degli obiettivi, nonché sulla determinazione di politiche macroeconomiche basate su ulteriori riforme liberiste. Ancor peggio, ci vincolerebbero con la creazione di un debito estero. Richiederci poi di riprendere la riduzione del debito e del deficit, è paradossale e sconcertante, ma la cosa più grave è che i nostri politici si adeguano diventando complici della spoliazione del nostro Paese e dei diritti sociali (quelli al governo totalmente, quelli all’opposizione in grado minore, ma senza denunciare l’assurdità della narrazione). Praticamente fingono di voler evitare l’arrivo formale della Troyka e così, per evitare una supervisione esterna, interiorizzano il vincolo esterno come se fosse una sorta di SuperIo, che colpevolizza chi non si adegua alle regole europee, facendo scattare la giusta punizione da parte dei cosiddetti mercati, indicata dallo spread, ciò dalla distanza da chi, come la Germania, viene indicata come esempio di Stato virtuoso e rispettoso dei vincoli di bilancio. La narrazione viene condita
Soltanto uscendo dall’UE potremo essere liberi di spendere per quante e quali sono le reali necessità del nostro Paese e di scegliere gli obiettivi e le modalità che riteniamo più opportuni. C’è chi obietta lamentandosi dell’inadeguatezza della classe politica, senza considerare che resterà sempre inadeguata se i vincoli sovranazionali continueranno a deresponsabilizzarla, evitandole di dover prendere decisioni. Patetici gli Stati Generali- Se era necessario uscire dall’UE prima, oggi lo è ancora di più ed è ancora più urgente. Per far questo è essenziale acquisire il consenso della maggior parte del popolo, spiegando cosa si potrebbe fare per far rinascere l’Italia e promuovere il benessere generale dando dignità al lavoro e nel contempo evitando una tassazione inutile e dannosa.
Questa crisi rischia di mettere ancora di più i lavoratori privati, dipendenti e autonomi, contro i dipendenti pubblici-
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[Per elaborare delle proposte generali che +(in TV ripetono sempre che manca una “visione”) e articolarle in provvedimenti attuativi specifici] Ma occorre innanzitutto sgomberare la mente dai luoghi comuni che ci propinano per offuscarla e farci sentire in colpa, sul deficit e sul debito, o sull’inflazione e le tasse.
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